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«Playboy» è una rivista da educande, mammaria, buona per americani scemi. Senz’altro preferibile «Penthouse», anch’essa americana ma maggiormente attenta ad assecondare un gusto più internazionale e meno yankee. Nel genere sadomaso non era male «Blushes» (Rossori), inglese naturalmente.
Ad ogni modo oggi questo mercato, soft o hard, di carta stampata è stato spazzato via dalle videocassette, che hanno però i consueti limiti di tutta la produzione hard-core (vedi Pornografia): nessuna storia, nemmeno accennata, nessuna caratterizzazione dei protagonisti, ragazze subito nude, per cui tutto si riduce a un’esposizione di corpi senz’anima, nemmeno immaginaria, e a una ricerca di dettagli anatomici da sala operatoria.
Forse la cosa migliore è la serie «Schoolgirls» (Stadentesse), prodotta dalla Dorian McGray: belle ragazze, a volte sufficientemente graziose ed eleganti da dare almeno l’illusione che non siano delle professioniste ma, come dice il titolo, studentesse attratte dal profumo dei marchi, vengono prima seguite dalla telecamera in strada o al caffè e quindi condotte in studio dove, agli ordini di una voce fuori campo (tedesca, purtroppo), quasi sempre maschile ma in qualche caso, con un tocco in più, anche femminile, si spogliano molto gradualmente e si prestano in crescendo a ogni nefandezza voyeuristica.
Ma anche le videocassette stanno per essere soppiantate dalle possibilità pressoché infinite, e spesso interattive, offerte da Internet. Si può scegliere una ragazza di un certo tipo, con determinate caratteristiche, vestita nel tal modo, sopra e sotto, e ordinarle le peggio cose. Qui il voyeur, che è un sadista timido, ha il  massimo, perché non solo può vedere ma anche dare ordini pur rimanendo nella più asettica e anonima distanza, senza compromettersi. Più sofisticate ancora sono altre opzioni: telecamere nascoste sotto i tavoli dei ristoranti, in camera da letto di lei, in bagno (sono le cosiddette spy-cam).
Nonostante la cosa sia presentata con una certa abilità e le ragazze appaiano nella loro normalità, si tratta, ovviamente, di professioniste o comunque di donne pagate all’uopo: al ristorante lei, chissà perché, non indossa mai i pantaloni, la camera da letto non resta vuota per più di cinque minuti e la tipa ha sempre un irresistibile bisogno di andare al bagno. Per le menti più scelte c’è invece la telecamera fissa in casa di lei, ventiquattro ore al giorno, una specie di Truman Show, per cui, a seconda dell’ora in cui ci si collega o del caso, la si può vedere in amabili conversari con la zia o sul bidet.
Internet è davvero il Paradiso del voyeur. Ma come ogni Paradiso si apparenta strettamente all’Inferno. La possibilità di costruirsi a piacere la propria donna ideale, «la donna della mente» avrebbero detto gli stilnovisti, e di sottoporla a ogni turpitudine, di soddisfare qualsiasi fantasia e insomma, come per la  masturbazione (vedi voce), la mancanza di limite, di ostacolo e soprattutto di ambiguità (che è la grande rivincita del reale sul virtuale) finisce per stuccare. Quindi, tutto sommato, le cose più stuzzicanti vengono, più o meno involontariamente, dalle Televisioni, nazionali e locali, nelle trasmissioni apparentemente più.
innocenti. In Mezzogiorno in famiglia, programma domenicale della Rete Due, condotto da Tiberio Timperi, vale a dire quanto di più domestico e tranquillizzante si possa immaginare, dedicato alle famiglie riunite intorno al desco nel giorno di Nostro Signore, una bella ragazza bionda, in calzamaglia nera (o, più  recentemente e prudentemente, azzurra), stivali neri, con tacco altissimo, bendata con una mascherina anch’essa nera, deve passare indenne, senza toccarle, fra corde tese a varie altezze, sotto la guida di un telespettatore, quasi sempre una donna, in genere una casalinga. La voce ordinante intima alla ragazza che è alla sua mercé: «Alza la gamba destra… più larga, più aperta, così, brava, ora l’altra… adesso chinati, di più, stenditi a terra, no, non così, tutta, più giù, anche il sedere, giù il popò, ora striscia, striscia, brava, brava, ancora…» Solo un cinquantenne vecchio-porco come Carlo Freccero poteva mettere in piedi una cosa simile. Ma non sono da trascurare nemmeno le televendite di idromassaggi, dove la modella in bikini sta immersa nella vasca, supina o, preferibilmente, bocconi, e mentre la telecamera indugia sulle chiappe, incise e separate  dalla stoffa del costume, la televenditrice punta l’indice indagatore su questa o quella parte e parla di  “contorno glutei” e di “interno cosce”.
Idem per le televendite di vibromassaggi dimagranti, di pratiche mediche ed estetiche e delle vecchie e care alghe nere della inimitabile Wanna Marchi finita però su Reti così marginali da essere diventata quasi irraggiungibile, per la disperazione degli amatori. Neppure le televendite di pellicce, per certi gesti indiscreti richiesti alla modella per dimostrare la qualità della fodera, sono prive di fascino. Ma per i più sottili persino il Che tempo fa della Rete Uno, con le mani che si muovono sensuali sulla carta geografica e la bacchetta immaginaria impugnata dal barbuto Caroselli, può far scorrere dei brividi lungo la schiena, molto di più in ogni caso delle voci da troia, del frasario grottesco, dei contorcimenti puerili che, qualche ora dopo, nella  programmazione notturna di quasi tutte le Reti locali, pubblicizzano le Hot line.

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