Grande scopatrice (La)

Quello della “grande scopatrice” è un mito infantile. La donna che “scopa bene”, che usa tecniche più o meno raffinate, non ha senso, è addirittura un controsenso. La donna che si agita, che s’avvinghia, che avvolge il corpo maschile con mille tentacoli come la Dea Kalì, infastidisce l’uomo, che teme l’aggressività della femmina, vuole esser lui a condurre le operazioni e, semmai, preferisce, in lei, una certa inesperienza. Nel rapporto sessuale il piacere dell’uomo è molto più psicologico che fisico. Per la donna è esattamente il contrario. La donna gode con la fica, l’uomo col cervello. È quindi abbastanza inutile infliggergli straordinari colpi di bacino (che oltretutto gli fan perdere la concentrazione e rischiano, per un fatto meccanico, di farlo venire anzitempo) o coprirlo con carezze da geisha che andranno bene in Oriente (vedi voce), dove la sessualità ha tutt’altra storia e sviluppo, ma non nell’astratto e razionale Occidente. Anche in certe pratiche dove è lei che si dà da fare, come il pompìno, ciò che eccita l’uomo non è tanto il pur piacevole scorrere delle labbra e della lingua sul pene ma il pensiero che lei lo sta prendendo in bocca.
Inoltre quell’avvilupparsi e smaniare della donna scopre in anticipo ciò che deve essere svelato solo all’ultimo: che il gioco è fatto soprattutto per lei.
Come insegna anche l’osservazione del mondo animale, la femmina, nel rapporto, è ambiguamente passiva, quasi ferma, riceve regalmente le attenzioni e le brutalità del maschio. Certo, la donna può anche perdere la testa, abbandonarsi completamente alla propria sessualità, ma quando questo avviene non ha nulla a che vedere con alcuna tecnica amatoria, è qualcosa di incontrollato e di incontrollabile che proviene dal profondo del suo essere e che in genere più che nei movimenti, che rimangono limitati (lo scuotere la testa di qua e di là, il sussultare del bacino), si esprime nei gemiti («l’eterno lamento della donna in amore»). I contorcimenti eccessivi sono quasi sempre segno di simulazione, non c’è nessuna che si sbatta di più della prostituta  professionale, se ben pagata.
La tecnica è un affare maschile. Sia perché, all’opposto dell’uomo, la donna apprezza il maschio che “scopa bene”, che ci sa fare, cosa che la appaga sotto il duplice profilo fisico e psicologico. Sia perché tramite la tecnica il maschio mantiene quella distanza che gli è necessaria per poter continuare il gioco erotico oltre i preliminari, durante il rapporto sessuale vero e proprio.

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