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di Massimo Fini

Manuale contro la donna, a favore della femmina.

PRESENTAZIONE.
È Un’opera provocatoria, a metà tra il sillabario divagante e la confessione personale, che esplora più di cento voci inerenti l’universo erotico femminile. Così come lo vedono gli uomini.
A uno sguardo superficiale potrebbe sembrare l’opera di un maschilista spudorato, ma scorrendo l’indice di questo audace dizionario-diario, accanto ad alcune voci prevedibili (ma non altrettanto prevedibile è il modo in cui vengono affrontate), troviamo inediti spunti filosofici, osservazioni, irriverenti o amare, sull’evoluzione (dal punto di vista dell’autore sarebbe più corretto dire involuzione) della femminilità.
Questa guida all’eros visto dal maschio, antifemminista ma non antifemminile, riserva più di una sorpresa, e la conclusione non è affatto scontata.
Con uno stile crudo, che non si nega nulla ma non è mai volgare, spesso sarcastico, talvolta persino tenero, il Di[zion]ario è anche un’intelligente analisi del costume che, in qualche modo, ci mostra una delle prospettive con cui possono essere Osservati, e vissuti, i rapporti uomo-donna.

«Assai prima dell’apparizione di questa mia opera, l’erotismo aveva cessato di essere considerato un argomento di cui un uomo serio non avrebbe dovuto occuparsi, a meno di non incorrere nel discredito»
(Georges Bataille, L’erotismo, 1957)

INTRODUZIONE

Non è mia intenzione dare lezioni d’erotismo a nessuno.
Non ne ho alcuna autorità. Non sono un sessuologo né uno psicoanalista e nemmeno un Don Giovanni e nella mia attività di scrittore, come sanno i lettori che hanno avuto la pazienza di seguirmi in questi anni, mi ero finora occupato di tutt’altro. Inoltre, mentre nel sesso, che è un fatto fisiologico, le combinazioni sono tutto sommato limitate, nell’erotismo, che è un parto mentale, psicologico e culturale, ci sono tante possibilità e sfumature quante ne può contenere il cervello umano.
In queste faccende ognuno è maestro a se stesso.
Qui ho semplicemente raccolto nella forma di un Dizionario molto personale e divagante, un po’ come l’avrebbe inteso – senza per questo voler fare paragoni blasfemi – l’Alberto Savinio della Nuova Enciclopedia, alcune considerazioni tratte dalla mia esperienza e dall’osservazione del comportamento dei miei simili,  esplorando il vasto mondo dell’eros visto con occhio maschile.
Nonostante in campo amoroso, sessuale ed erotico ciascuno la veda a modo suo, sono tuttavia convinto che esistano delle costanti che, anche se non valgono per tutti, sono presenti in buona parte di noi, spesso sottaciute o negate. Ho cercato quindi di individuarne alcune, usando a volte il paradosso per farmi intendere meglio, così come ho cercato di mettere a fuoco un certo stravolgimento che, in una società come la nostra, che tanto si è allontanata dal mondo della natura, è intervenuto nel rapporto fra i due sessi.
Se il lettore si ritroverà in qualche passaggio di questo libro, che è sconsigliato alle femministe e agli stomaci troppo delicati, lo riterrò già un buon successo.

POSTFAZIONE
di Claudio Risè

Basterebbero alcune voci di questo Di(zion)ario erotico per dimostrarne l’assoluta necessità, rispetto al rumoroso vaneggiare che riempie i media con un discorso sull’Eros, che però l’Eros non sa neppure dove stia di casa, e quindi dovrebbe pudicamente tacerne.
La voce Loren, ad esempio, di cui giustamente l’Autore dice che, ad onta (ma forse anche per) le onorificenze patinate americane, «non ha mai fatto rizzare neppure un pelo». «Un’elefantessa», si disperava Nani Filippini, direttore di Feltrinelli ai tempi d’oro, filosofo e gran conoscitore di donne e di eros. Così è sacrosanta la sfuriata contro i collants, cinture di castità sintetiche di singolare laidezza, i sempre orrendi e protervi pantaloni femminili. Competente poi la voce mutandine (anche se forse ingiustamente sorvolante sul fascino delle mutandòne. Come quelle che un bravo British Granadier tentò di sottrarre a Elisabetta prima, fingendo di aiutarla a svuotare i cassettoni durante l’incendio al Castello di Windsor).
Comunque tutto ben conosciuto, e soprattutto vissuto, dunque testimonianza particolarmente preziosa in un’epoca in cui, come già segnalava Foucault, più si parla di sesso, più si smarrisce il senso del corpo. Figuriamoci poi quello dell ‘Eros , vale a dire dell’ elaborazione simbolica e libidica della sessualità.
Poi, naturalmente, ci sono un sacco di cose (ma di quelle teoriche, quindi, in questa materia, di sicuro le meno importanti), sulle quali non sono affatto d’accordo.
Il che non significa che l’Autore abbia torto: per quel che concerne il sesso, e ancora di più l’erotismo, non c’è una verità buona per tutti. Da una parte ci sono esperienze autentiche, che rimandano a vissuti anche diversi, come quelli di Fini, o i miei. Dall’altra invece ci sono i discorsi falsi, non fondati su alcuna autenticità e competenza diretta, che proprio per la loro falsità e astrazione ricevono poi plausi e bollini dalle Ministre delle Pari Opportunità. Impegnate, in nome della Parità, a guidare con straordinaria faccia di tolla uno sviluppo culturale e simbolico in una direzione totalmente sfavorevole al maschio. Al termine di questo processo, come ha detto l’Esimio Professor Paolo Pancheri in una ipercitata relazione su «Cervello maschile e femminile», l’uomo potrà ancora fare il giardiniere, sarà forse chiuso in apposite riserve, eventualmente richiesto come amante prezzolato o fecondatore da quelle donne che non avranno ancora capito l’incomparabile superiorità della fecondazione perfettamente artificiale e sintetica.
Non condivido la visione che Fini ha della donna come essere superiore, potentissimo, detentore della forza della vita e del sangue. Un essere dal quale l’uomo sarebbe in fondo terrorizzato, e che quindi dovrebbe per forza umiliare e ridurre a «troia da casino», per rassicurarsi e finalmente godere. È in fondo la stessa visione che del rapporto uomo-donna ha presentato una parte importante del movimento femminista: la fondamentale superiorità femminile, il terrore dell’uomo. Sarebbe lui l’invidioso della potenza generatrice, e non lei la portatrice di invidia del pene, come sosteneva l’ingenuo Freud. Questa visione non è la mia: non credo alla superiorità di uno dei due sessi, ma alla loro complementarietà, e all’uguale, primordiale potenza dei due princìpi vitali, Yoni, e Lingam-Phallos, con loro derivati secolarizzati e dissacrati di fica e cazzo. Penso anche che nell’erotismo, come nel misticismo e in tutte le attività contigue al sacro, l’umiliazione sia una pratica fruttuosa se scambievole, circolare. Il suo oggetto non è solo la donna, ma anche l’uomo, ed entrambi ne possono trarre godimento e profondità, se la frequentano con devozione e amore per l’altro che, attraverso l’esercizio dell’umiliazione, consente di alzare anche la propria rappresentazione, ed esperienza, del piacere.
Ma, ripeto, questo è un terreno dove ognuno è «maître chez soi». Ed è bene che lo rimanga, contro ogni saccente importuno che pretenda insegnargli cosa dovrebbe fare.

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