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Femmina vera o di silicone?

Dopo anni di esperienza in questo campo, posso dire di avere le corna chiare in proposito, quindi credo che una mia consulenza in materia potrebbe forse aiutare qualcuno che non abbia ancora imboccato la triste strada quasi senza ritorno. Innanzitutto trascuriamo a priori il fatto che se volete avere una figa come si deve per l’intera vita o siete ricchi (o pieni di cambiali) a sufficienza da girare in Ferrari e trombare tutto quello che volete, oppure prima o poi prendete la vostra femmina vera e la portate dal chirurgo plastico per fare un po’ di restyling alla carrozzeria, e quindi a conti fatti al silicone ci arrivate comunque.

Ad ogni modo, partiamo dal concetto che una bambola in silicone costa 4999 $ + 450 $ di spedizione (ma io sceglierei direttamente quella con 3 buchi, per cui aggiungiamo ancora 200 dollari). A prima vista potrebbe sembrare un po’ cara, però facciamo attenzione: pagata una volta è vostra per sempre, senza spese aggiuntive; la ordinate via Web (www.realdoll.com –> scusate la pubblicità implicita, vuol dire che dopo per par condicio vi darò anche il numero di telefono di qualche troia professionista) e ve la portano fino a casa. Aprite il pacco, tirate fuori le gomme (le sue e la vostra) e la impiombate come si deve, non dovete nemmeno chiederle se vuole un drink.
Quando avete finito le date una sciacquata (se proprio avete voglia), poi la sbattete nell’armadio o sotto il letto e vi girate dall’altra parte. Non ha mai mal di testa; Non ha mai le sue cose; Non ha mai sonno; Potete uscire con gli amici e tornare ubriachi e/o mangiare pizza con cipolla, tonno e gorgonzola, bere 12 birre e fumare qualunque cosa vi passi per le mani, tanto non dirà mai che vi puzza l’alito; D’estate è fresca (e comunque potete sempre riempirle il culo di ghiaccio tipo siberino, così si mantiene a una temperatura anti-sudorazione – e lo trovo un fatto particolamente importante, forse anche perché sto scrivendo questo articolo a Luglio);

Il fatto di trombare una cosa che sembra un cadavere di primo acchitto può sembrare fastidioso, ma ditemi se non vi è mai capitato di trombarvi una femmina in carne e ossa che ha le stesse reazioni di un pezzo di bollito…
E’ fedele; E’ figa; E’ fedele; Non ha l’Aids; Non resta incinta; Non parla di matrimonio; Non veste Gucci, Armani, Prada o Moschino (a spese vostre); Non necessita di estetista; Non necessita di parrucchiere; Non necessita di serata romantica proprio quando il resto della compagnia decide una serata solo- maschi nella migliore-peggiore birreria del reame con partitona finale a Dungeons’n’Dragons; Non vi preclude l’opportunità di fare delle ferie tipo moto-tenda-pranzo a scrocco nei supermarket-birra+fumo a gogo; Non vi chiama passerottino-micino- topino-amoruccio-tesorino, particolarmente davanti agli amici (cosa che secondo me per legge dovrebbe scagionare da qualunque accusa di omicidio premeditato); Non spacca le palle se la portate in giro su un’auto che sembra appena uscita da una discarica; Non vi riempie la suddetta auto di pupazzetti e altri ammennicoli da mega-truzzo recanti scritte tipo “ti amo tanto” o “mi manchi” (e anche per questo almeno la fustigazione con piombi roventi dovrebbe essere consentita); Non si mette fra te e il tuo computer (mentre le femmine vere sono vigliacche, perché rompono le balle se giochi con il computer, però morire se per una volta si sbagliano a dirti “scegli: o me o il computer!” che sappiano la risposta ?); Potete scorreggiare, ruttare e scaccolarvi anche durante i pranzi; Potete farvi le pippe davanti ai pornazzi e/o davanti a Internet; Avete diritto a scegliere il colore della pelle, degli occhi, dei peli, nonché la misura delle zinne; Fa le pompe a risucchio e con l’ingoio (così evitate lo sgradevole post-pompino che molte femmine vere manifestano, ovvero l’abitudine di precipitarsi in bagno a sputare come cammelli… e che cazzo, in fin dei conti è a base di fruttosio, un po’ come il succo di frutta che vi fanno pagare 3 euro in cremeria… e per di piu’ non contiene conservanti!); Non diventa chiatta una volta che ha una certa sicurezza di non essere più mollata; Non vi impone di seguire penose telenovelas, soap opera o similari quando su Canale 5 danno Guerre Stellari, Terminator o Blade Runner; Non critica i vostri amici; Non litiga con le femmine vere dei vostri amici; Non trita la minchia se non la accompagnate a casa perché avete deciso di fermarvi a completare il processo di ubriachezza nonché di dormire a casa di qualche amico fidato; Non è lunatica; Non ve la fa sospirare, ve la dà sempre, non ha la puzza sotto il naso, lo fa come piace a voi; Non si lamenta che non è venuta se dopo mezz’ora (o 30 secondi, dipende) voi avete già fatto; Non ha genitori (che hanno la fastidiosa abitudine di trasformarsi in suoceri); Non ha nemmeno fratelli o sorelle (che automaticamente diventano antipaticissimi cognati/e); Non dovete portarla fuori a San Valentino o al compleanno;

E passiamo adesso ai vantaggi della femmina vera: ………
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ci sto pensando
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ah, sì, forse qualcosa da dire c’è: in qualche caso, a volte, fa da mangiare (ma se avete un pronto-pizza comodo trascurate questo punto); a parte i piedi, che generalmente sono ghiacciati, ha una temperatura piacevole d’inverno (se abitate in zone calde, tipo sud-Italia o isole trascurate anche questo particolare); Se avete culo -ma proprio tanto culo- è ricca; questo effettivamente non è da trascurare, ma le probabilità sono proprio pochine… Si lava da sola una volta trombata. Non so, forse vi viene in mente altro che mi è sfuggito? Ad ogni modo, oramai la mia femmina vera me la tengo perché senno’ sparisce anche la prole, e a quest’ultima ci sono affezionato (sarà perché è maschio, e preferisce stare più con me che con sua madre -e anche a questo ci dev’essere un perché, forse le due cose hanno un’attinenza, chissà che questo mio scritto non gli possa tornare utile in futuro…) però, tornando indietro, davvero c’è da meditarci un attimo…

L’istinto della femmina

Il comportamento femminile, sin dagli albori della civiltà, è stato oggetto di studi ed esami approfonditi i quali, tuttavia, nonostante il tempo e gli sforzi profusi nell’osservazione, non di rado si sono rivelati poco esaurienti. E’ ormai assodato, infatti, come il fenomeno in questione non solo imponga un’analisi impegnativa ma, soprattutto, comporti oggettive difficoltà interpretative, derivanti dalla scarsa linearità e dall’aperta contraddittorietà tipiche della logica femminile.
Il presente saggio, nel perseguire il nobile intento di dare un seppur modesto contributo alla trattazione di un tema così sentito, non si propone certo di fornire un’esposizione esaustiva e completa della fenomenologia femminile. Esso, infatti, si sofferma esclusivamente su un aspetto ben preciso, il quale, pur rappresentando un singolo elemento di un corpus più ampio ed articolato, acquista un valore basilare, poiché può essere assunto quale asse portante su cui il poliedrico e complesso carattere delle donne si fonda. Aspetto che, lungi dall’essere una mera teoria suscettibile di dimostrazione, costituisce una vera e propria certezza, dotata di quell’inalterabilità e quell’ineluttabilità che la natura dona alle leggi fisiche.
La donna possiede una caratteristica naturale che la contraddistingue in maniera univoca da qualunque altro essere vivente. Il fenomeno in oggetto è noto con il nome di ISTINTO TROIESCO. Tale espressione, forse rozza e volgare, ma proprio per questo dotata di indubbia efficacia descrittiva, merita innanzi tutto una doverosa precisazione. Infatti, il significato letterale della definizione, sebbene ad una prima e superficiale analisi possa trarre in inganno, non intende per nulla affermare che la donna celi la tendenza a concedere i propri favori sessuali con disinvoltura: esso è qualcosa di più complesso.
L’istinto troiesco si manifesta attraverso una serie di atteggiamenti che, sul piano strettamente pratico, si concretizzano in parole, gesti, ammiccamenti, moine, lusinghe, sfumature della voce, giochi di sguardi, modo di abbigliarsi e di proporsi.
In altri termini, esso coinvolge tutte le possibilità comunicative ed espressive della donna, utilizzando, seppur in maniera raffinata e accurata, gli strumenti della sensualità e della seduzione.
Il fine ultimo: attirare l’attenzione del maschio.
Tale comportamento è particolarmente evidente ogni qualvolta la donna chiede o, comunque, vuole ottenere qualcosa. In tali frangenti, infatti, adopererà con dovizia e precisione le sue arti ed ogni capacità personale al fine di far capitolare il malcapitato maschio: basta una voce modulata con dolcezza o un abbigliamento indossato nel modo appropriato per raggiungere la meta prefissata.
Atteggiamenti, questi ultimi, che emergono in maniera prepotente quando la donna è corteggiata o, in ogni caso, è oggetto delle attenzioni maschili. Poco importa che il maschio in questione le interessi o che lei sia già sentimentalmente impegnata: la femmina farà di tutto per non sfuggire, ed anzi amplificare, una situazione che la gratifica ed in cui si trova perfettamente a suo agio. Caratteristica basilare dell’istinto troiesco è quella di non costituire per niente un comportamento intenzionale e premeditato, bensì un modo di agire assolutamente spontaneo e naturale, da cui il nome di istinto. Anche se, in ogni caso, è da rilevare come molte donne abbiano ormai acquisito la piena consapevolezza del loro potenziale, al punto da utilizzarlo in maniera cinica e spietata, quasi fosse un’arma. E’ tuttavia necessario evidenziare come tale istinto necessiti di una condizione essenziale senza la quale non potrebbe operare in maniera appropriata ed efficace: la sensibilità, o sarebbe più opportuno dire la vulnerabilità, del maschio agli atteggiamenti femminili “troieschi”.
Ecco, dunque, l’uomo ergersi a novello Ulisse che, in balia del suadente canto delle sirene, cerca di resistere stoicamente, sebbene, il più delle volte, l’ardua lotta abbia già un vincitore: la donna.
Tuttavia, nonostante l’apparente prevedibilità dell’esito, quella della resistenza è in effetti, l’unica strada percorribile la quale, se condotta fino in fondo, non solo permetterà al maschio di vincere le malie della donna ma, soprattutto, potrà gratificarlo con premio prezioso. Colpire la donna in ciò a cui tiene di più: l’orgoglio.

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