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Il libro del Califfo – Capitolo 13

SCUSI SE LA MASTURBO…

Franco Califano, il Glande Dittatore di Dagospia, alla solitudine preferisce il solitario. “Confessare a una donna di essersi masturbati pensandola è uno dei complimenti più belli che esistono”. Da “Il cuore nel sesso”, Castelvecchi editore, in uscita…

La masturbazione è un punto prezioso della sessualità. Oltre che scaricare la tensione arricchisce la fantasia. La pippa cancella i dolori (la consiglio sempre ai depressi, al posto delle merde chimiche), concilia il sonno meglio di un sonnifero e funziona quando si è troppo stressati.
Va bene per prepararsi all’incontro desiderato diminuendo la tensione, se si soffre di precocità, ma anche semplicemente per il gusto di farlo.
Mentre per le donne la masturbazione avviene dopo o durante un rapporto, per l’uomo questo gesto oltre ad essere fisiologico (ci si sveglia con l’erezione) è uno dei modi migliori per conoscersi.

Lo sappiamo tutti, ci si masturba da quando si è piccoli pensando alla maestra, alla compagna di banco, alle sorelle dei nostri amici, per arrivare fino alle mamme e alle zie degli amici. Poi crescendo si passa all’amica della moglie o alla collega di lavoro. E’ bello anche farlo, come abbiamo detto, con il nostro partner, magari in situazioni fugaci tipo la macchina, l’ascensore, l’androne di un palazzo, i bagni pubblici, il cinema, ovunque non ci sia sicurezza dell’intimità. Le coppie più collaudate lo fanno anche al telefono, magari godendo all’unisono. Tutto questo per dirvi che una sana pippa fa solo che bene.

Chi la pratica è sicuramente evoluto a livello sessuale, tutta la vergogna che gli gira intorno è veramente una stronzata.
Confessare a una donna di essersi masturbati pensandola è uno dei complimenti più belli che esistono.

Il libro del Califfo – Capitolo 8

FELLATIO, CUNNILINGUS, ONANISMO E ALTRI GIOCHETTI

“Il pisello non è un manico di scopa, come alcune pensano. Ma bisogna imparare ad ascoltarlo….”. Il Califfo colpisce ancora. E capitoliamo davanti al nuovo capitolo di “Il cuore nel sesso”, autobiografia erotica di Franco Califano, prossimamente in libreria……..

La serata può cominciare con una cenetta confidenziale. Il cibo è il migliore amico del sesso. Si può mangiare sopra e sotto il tavolo. Mentre lei si delizia con un primo, voi vi mangiate l’antipasto fra le sue cosce.
Ci si può imboccare passandosi il cibo dalla bocca. E’ una catena. Si inizia mangiando e si può finire mangiando (una delle cose più belle dopo aver scopato per ore).

Il dopocena può proseguire sotto la doccia dove si può mettere alla prova l’avversaria con dei getti di piscia calda fra le sue gambe. Ve pare che esagero, no, credetemi, bisogna provarlo. Alcuni professionisti, pochi a dire il vero, riescono persino a stuzzicare la donna con dei piccoli schizzi durante il coito. Ma bisogna essere dei veri maghi.
Chi ve le diceva ‘ste cose se non io? Lo studioso pensa solo a centrare la tazza quando deve pisciare.

Vabbe’… una volta asciutti ci si può masturbare, attività di cui parleremo in seguito, prima da soli, poi a braccia incrociate. Si può parlare a lungo anche di come fare una bella pippa. Il pisello non è un manico di scopa, come alcune pensano. Ma bisogna imparare ad ascoltarlo. E’ vivo e si muove. Non si può stringere, tirare, seguire un andazzo non regolare, non si può.
Il tronco deve sempre essere scappellato e subito dopo richiuso (i circoncisi in questo hanno dei vantaggi inimmaginabili), prima dell’orgasmo all’uomo si irrigidiscono le gambe quindi, potendolo prevedere, la donna dovrebbe prima rallentare il movimento e, dopo il primo fiotto di sperma, riprendere in crescendo fino alla sua piena espulsione.

Un sapiente gioco di mani che si ritrova anche nel pompino.
La pompa è determinante.
In quel caso bisogna dimenticarsi i denti, lo dico per la donna, coprendo quelli di sopra con il labbro e quelli di sotto con la lingua. Come per l’uomo con la fica, la donna dovrà iniziare a succhiare il cazzo solo dopo aver leccato ad arte tutto intorno. Volendo, l’uomo può chiavarle la bocca, se si tratta di una compagna che la apre a mestiere, che lo prende bene. Ho conosciuto alcune che con la pompa sono arrivate a godere.

Insomma, giochi e oggetti sono fondamentali per il piacere, vanno per questo goduti in santa pace. Lo dico ai giovani, sempre pieni di problemi di case libere e pensioni scrause. A tal proposito consiglio l’affitto di un monolocale, magari da dividersi con gli amici, all’occorrenza persino in sei, facendo una scaletta settimanale. E’ meglio scopare meno ma farlo sul serio.
In macchina è pericoloso, ormai la violenza serpeggia ovunque. Se vi infrattate mettete a rischio sia voi che la vostra partner. Pensateci bene.

Il libro del Califfo – Capitolo 7

OK, IL FALLO FINTO E’ GIUSTO

Nuovo e tarzanesco capitolo del libro-cult di Franco Califano, “Il cuore nel sesso – Libro sull’erotismo scritto da uno “pratico””, in uscita presso Castelvecchi. Tema della puntata: oggetti “vibranti” per lei e film porno per lui….

L’oggetto erotico, insieme alla biancheria intima, meriterebbe un libro a parte. Alcuni di questi sono veramente affascinanti e certe donne non ci possono rinunciare.
Esclusi quelli che somigliano agli antichi strumenti di tortura (premetto che odio e non tollero oggetti tipo frusta, corde e catene, vicini a pratiche di sadismo) vanno quasi tutti bene. Ma parliamo di falli finti.

Al giorno d’oggi, grazie alle nuove scoperte chimiche, sono state inventate varie sostanze simili alla pelle dell’uomo. Usato bene, un fallo finto può tranquillamente sostituire le gesta del cugino di primo grado, quello di ciccia (alcuni si riscaldano pure).
Il suo utilizzo è importante per bagnare la vulva. Bisogna farlo entrare un po’ per volta dolcemente fin quando la donna, tormentata dal su e giù e dalla lingua sul clitoride, invoca finalmente il cazzo. Lo vuole tutto.
E’ quindi una sorta di aperitivo che apre le cosce e assicura all’uomo una tenuta brillante.

Va comunque usato con parsimonia visto che la sua cappella gira molto di più della vostra lingua o delle dita. Rischiate che la donna voglia solo lui, e allora ciao core! Meglio perciò un modello classico usato con parsimonia.

Altra pratica sono i film porno. Valido solo per coppie sicure (nel caso contrario si rischia l’imbarazzo). L’avvicinamento al porno dovrebbe essere fatto separatamente.
Alcuni di questi film dovrebbero anzi essere insegnati (ce ne sono di fattura squisita) visto che possono educare seriamente al sesso. Un bocchino ben fatto, come leccare la clitoride, sono pellicole da seguire con attenzione.

Ai veri buongustai del sesso consiglio una proiezione di questi film in un’apposita camera chiusa, magari in sostituzione della vecchia sala hobby (ancora volemo perde’tempo co’ ‘e pizze?).
Oltre al proiettore avremo moquettes, specchi, cuscini, oggetti, telecamere, videoregistratori (rivedersi fare l’amore è fondamentale) e, se volete, anche un bel lettino da ginecologo. Il che non guasta. Portateci una donna e sarà come andare al luna park. Lei non vi dimenticherà per tutta la vita.

Venire (insieme)

Come abbiamo cercato di chiarire in altre voci (Grande scopatrice, Masturbazione), l’uomo non è mai totalmente coinvolto nel rapporto erotico e sessuale, non perde la testa come può capitare alla donna, conserva sempre una certa distanza dall’atto e dal proprio oggetto di desiderio. L’erotismo per l’uomo, diversamente dalla donna, non è un caotico e sensuale abbandonarsi al piacere, ma è un fatto razionale e psicologico costituito da dettagli e particolari. Per poterli osservare, e goderne, l’uomo deve mantenere una certa freddezza. Inoltre la distanza gli è necessaria per governare le operazioni e far durare l’amplesso, altrimenti tutto si risolverebbe in un amen come avviene per gli animali.
Il maschio perde il controllo di sé solo con l’eiaculazione (ed eiacula proprio perché lo perde), conferma esaltante per la donna del suo dominio. Lei si eccita quindi molto a sentirlo o vederlo venire, cosa che sollecita il famigerato orgasmo o perlomeno qualcosa che gli assomiglia. Se accade, questo è l’unico momento in cui si realizza un’autentica fusione fra due esseri così abissalmente distanti, sostanzialmente nemici, torturatori l’uno dell’altro, come l’uomo e la donna. Ma il miracolo avviene con l’annientamento di lui, che si incorpora e si dissolve in lei, partecipando finalmente, sia pur per un breve, folgorante, attimo, a quella totalità del Cosmo da cui Adamo, e non Eva, fu, all’origine, cacciato.

Masturbazione (femminile)

È meno frequente di quella maschile, si dice. In apparenza. È solo più nascosta e segreta come tutta la natura della donna. Lei lo può fare anche stringendo le gambe o appoggiando il ventre allo spigolo di un tavolo o di un calorifero. Quando si masturba, per così dire, apertamente il modo più usuale non è di mettersi un dito dentro, ma è uno sfiorare a palmo aperto, con medio, indice e anulare uniti, mentre il pollice e il mignolo sottile si divaricano, il clitoride e le labbra, un battito leggero e febbrile come quello delle ali di una libellula. In una donna che si accarezza c’è qualcosa di delicato, di commovente, una tenerezza verso se stessa estranea alla rabbiosa masturbazione del maschio. Sia perché la donna si ama di più, ama di più il proprio corpo e lo conosce meglio (è il punto a favore dell’amore saffico rispetto alle goffe intrusioni maschili), sia perché in lei non c’è il senso di spreco che prende l’uomo, quando, come Onan, si corrompe a terra, per aver sparso quel seme che è la vita e anche, più concretamente e cinicamente, per aver sparato a vuoto un colpo che era forse meglio tenere in canna.

Masturbazione

Secondo Karl Krauss (Detti e contraddetti) il coito è un surrogato della masturbazione. In teoria è perfetta, perché non costa fatica, non vuole umidicci contatti, ripugnanti intimità mentre offre il massimo spazio all’immaginazione. L’oggetto del desiderio si presta a ogni fantasia, si apre alle più spettacolari divaricazioni, si piega a ogni ordine. Ma in questa assenza di limiti sta il suo limite. Manca l’ostacolo, la resistenza, il rischio e quindi l’emozione. C’è eccitazione a corteggiare una donna se ti può dire di no (per questo, sia detto di passata, il rapporto con prostitute è, dal punto di vista erotico, incomprensibile. Vedi Prostitute).
C’è piacere a piegarla a qualche nefandezza se si deve superare una difesa, vincere una riluttanza, bypassare una remora, domare un ritegno, violare un pudore. La mancanza di ostacolo svuota la fantasia masturbatoria e la rende sterile.
Per la verità però il gioco erotico è sempre una masturbazione per l’uomo che semplicemente materializza in una donna in carne e ossa le sue fantasie e il suo personalissimo film. Nei cosiddetti preliminari l’uomo usa la donna per masturbarsi, come fa con una fotografia. Eros e masturbazione sono perciò giochi solitari anche quando si fanno a due e quindi, alla fine, sostanzialmente deludenti. Ma non è solo per questo, o per il terrorismo dei preti sugli adolescenti, che il rapporto sessuale completo, perlomeno nell’immediato post coitum, appaga e la masturbazione no. La masturbazione, come il gioco erotico, appartiene all’area del  piacere, il coito a quella del dovere. Ora, il piacere lascia sempre parzialmente insoddisfatti perché, essendo indefinito, rimane comunque la sensazione che potesse essere meglio. Mentre il dovere, in qualsiasi campo e  quindi anche in quello sessuale, ha un contenuto definito, stabilito, determinato, preciso, tecnico (del coito si può addirittura dare, e si dà, una definizione giuridica – è l’immissio penis – del piacere no). Se quindi non si può mai essere certi di aver soddisfatto interamente un piacere, questo è invece possibile col dovere. La consapevolezza del dovere compiuto è perciò per l’uomo – che vive nella regola, per la donna il discorso è  diverso, quasi opposto – la sola situazione che dia una soddisfazione piena, senza dubbi. Detto in soldoni: se la scopi hai almeno la coscienza a posto, se ti masturbi no.

Magazine & Video

«Playboy» è una rivista da educande, mammaria, buona per americani scemi. Senz’altro preferibile «Penthouse», anch’essa americana ma maggiormente attenta ad assecondare un gusto più internazionale e meno yankee. Nel genere sadomaso non era male «Blushes» (Rossori), inglese naturalmente.
Ad ogni modo oggi questo mercato, soft o hard, di carta stampata è stato spazzato via dalle videocassette, che hanno però i consueti limiti di tutta la produzione hard-core (vedi Pornografia): nessuna storia, nemmeno accennata, nessuna caratterizzazione dei protagonisti, ragazze subito nude, per cui tutto si riduce a un’esposizione di corpi senz’anima, nemmeno immaginaria, e a una ricerca di dettagli anatomici da sala operatoria.
Forse la cosa migliore è la serie «Schoolgirls» (Stadentesse), prodotta dalla Dorian McGray: belle ragazze, a volte sufficientemente graziose ed eleganti da dare almeno l’illusione che non siano delle professioniste ma, come dice il titolo, studentesse attratte dal profumo dei marchi, vengono prima seguite dalla telecamera in strada o al caffè e quindi condotte in studio dove, agli ordini di una voce fuori campo (tedesca, purtroppo), quasi sempre maschile ma in qualche caso, con un tocco in più, anche femminile, si spogliano molto gradualmente e si prestano in crescendo a ogni nefandezza voyeuristica.
Ma anche le videocassette stanno per essere soppiantate dalle possibilità pressoché infinite, e spesso interattive, offerte da Internet. Si può scegliere una ragazza di un certo tipo, con determinate caratteristiche, vestita nel tal modo, sopra e sotto, e ordinarle le peggio cose. Qui il voyeur, che è un sadista timido, ha il  massimo, perché non solo può vedere ma anche dare ordini pur rimanendo nella più asettica e anonima distanza, senza compromettersi. Più sofisticate ancora sono altre opzioni: telecamere nascoste sotto i tavoli dei ristoranti, in camera da letto di lei, in bagno (sono le cosiddette spy-cam).
Nonostante la cosa sia presentata con una certa abilità e le ragazze appaiano nella loro normalità, si tratta, ovviamente, di professioniste o comunque di donne pagate all’uopo: al ristorante lei, chissà perché, non indossa mai i pantaloni, la camera da letto non resta vuota per più di cinque minuti e la tipa ha sempre un irresistibile bisogno di andare al bagno. Per le menti più scelte c’è invece la telecamera fissa in casa di lei, ventiquattro ore al giorno, una specie di Truman Show, per cui, a seconda dell’ora in cui ci si collega o del caso, la si può vedere in amabili conversari con la zia o sul bidet.
Internet è davvero il Paradiso del voyeur. Ma come ogni Paradiso si apparenta strettamente all’Inferno. La possibilità di costruirsi a piacere la propria donna ideale, «la donna della mente» avrebbero detto gli stilnovisti, e di sottoporla a ogni turpitudine, di soddisfare qualsiasi fantasia e insomma, come per la  masturbazione (vedi voce), la mancanza di limite, di ostacolo e soprattutto di ambiguità (che è la grande rivincita del reale sul virtuale) finisce per stuccare. Quindi, tutto sommato, le cose più stuzzicanti vengono, più o meno involontariamente, dalle Televisioni, nazionali e locali, nelle trasmissioni apparentemente più.
innocenti. In Mezzogiorno in famiglia, programma domenicale della Rete Due, condotto da Tiberio Timperi, vale a dire quanto di più domestico e tranquillizzante si possa immaginare, dedicato alle famiglie riunite intorno al desco nel giorno di Nostro Signore, una bella ragazza bionda, in calzamaglia nera (o, più  recentemente e prudentemente, azzurra), stivali neri, con tacco altissimo, bendata con una mascherina anch’essa nera, deve passare indenne, senza toccarle, fra corde tese a varie altezze, sotto la guida di un telespettatore, quasi sempre una donna, in genere una casalinga. La voce ordinante intima alla ragazza che è alla sua mercé: «Alza la gamba destra… più larga, più aperta, così, brava, ora l’altra… adesso chinati, di più, stenditi a terra, no, non così, tutta, più giù, anche il sedere, giù il popò, ora striscia, striscia, brava, brava, ancora…» Solo un cinquantenne vecchio-porco come Carlo Freccero poteva mettere in piedi una cosa simile. Ma non sono da trascurare nemmeno le televendite di idromassaggi, dove la modella in bikini sta immersa nella vasca, supina o, preferibilmente, bocconi, e mentre la telecamera indugia sulle chiappe, incise e separate  dalla stoffa del costume, la televenditrice punta l’indice indagatore su questa o quella parte e parla di  “contorno glutei” e di “interno cosce”.
Idem per le televendite di vibromassaggi dimagranti, di pratiche mediche ed estetiche e delle vecchie e care alghe nere della inimitabile Wanna Marchi finita però su Reti così marginali da essere diventata quasi irraggiungibile, per la disperazione degli amatori. Neppure le televendite di pellicce, per certi gesti indiscreti richiesti alla modella per dimostrare la qualità della fodera, sono prive di fascino. Ma per i più sottili persino il Che tempo fa della Rete Uno, con le mani che si muovono sensuali sulla carta geografica e la bacchetta immaginaria impugnata dal barbuto Caroselli, può far scorrere dei brividi lungo la schiena, molto di più in ogni caso delle voci da troia, del frasario grottesco, dei contorcimenti puerili che, qualche ora dopo, nella  programmazione notturna di quasi tutte le Reti locali, pubblicizzano le Hot line.

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