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Omosessuale

È l’essere erotico per eccellenza. Il suo atto è trasgressivo per definizione, tanto che viene chiamato contronatura. Lo sconvolgimento dell’ordine non potrebbe essere più clamoroso. Mentre nell’uomo e nella donna l’erotismo vuole un certo sforzo mentale, perché è una costruzione culturale, nell’omosessuale è introiettato nell’atto stesso. Non è certamente un caso che, com’è noto, i gay abbiano un’attività sessuale intensissima e che, a differenza degli etero, l’oggetto del desiderio sia abbastanza indifferenziato. L’omosessuale può accoppiarsi praticamente con chiunque, purché sia del suo stesso sesso. Per lui i dettagli (vedi Orgia) contano molto meno perché l’effrazione, la profanazione, la bestemmia è “in re ipsa”. Nella New York pre-Aids esisteva un famoso locale gay che aveva organizzato una “sala giochi” molto particolare e significativa. Sulla parete in legno di una room erano stati praticati, ad altezza opportuna, alcuni fori a misura di deretano in cui chi stava nella stanza attigua infilava il suo. Il visitatore della room dopo aver esaminato i culi nudi esposti ne infilzava uno a piacere, senza vedere il viso del suo proprietario né esserne visto.
Il problema dell’omosessuale è che cerca un uomo e invece quasi sempre trova una “checca” come lui e deve fare di necessità virtù. Nel rapporto omosessuale – a meno che non si tratti di una coppia consolidata – i partner possono assumere indifferentemente la parte del “pistillo” o della “corolla”. Tuttavia esiste un tipo di omosessuale che, per aspetto fisico, atteggiamenti, mentalità, è un uomo a tutti gli effetti. Un uomo a cui  piacciono gli altri uomini, per lo più giovanissimi. Costui è ambitissimo e ricercatissimo, ma si tratta di una specie rara quanto prelibata.
Un surplus di appeal veniva all’omosessualità dall’interdetto sociale, quando era “il vizio che non osa dire il suo nome” e viveva nell’ebbrezza della clandestinità e delle catacombe, col brivido d’esser scoperto. Alla trasgressione dell’ordine naturale si aggiungeva quella dell’ordine sociale. Con la liberazione omosessuale, il movimento Gay, il Fuori, questa pacchia è finita.
Oggi l’omosessualità è prevalentemente di sinistra, privilegiando il proprio aspetto eversivo e nella misura in cui a sinistra e nell’omosessualità c’è ancora qualcosa di eversivo. Ma ai tempi felici in cui il Fuori e l’Arcigay non esistevano ancora e la liberazione omosex era di là da venire, era di destra. Perché privilegiava l’ammirazione per l’uomo forte, l’ordine, le divise, tutti elementi intesi come espressione di virilità (l’omosessuale non è attratto da un altro omosessuale, gli piace l’uomo, il macho, è maschilista per natura). Inoltre se oggi l’omosessualità si è proletarizzata, un tempo le cose andavano diversamente. Nel senso che era il “vizio proibito”, ma tacitamente tollerato purché non desse troppo scandalo, delle classi alte, mentre incontrava l’interdetto assoluto di quelle più povere dove era oggetto di scherno feroce e di una repressione altrettanto feroce. È notorio, a questo proposito, il puritanesimo del Partito comunista, quel puritanesimo che fece tanto soffrire il giovane Pasolini. Nell’Unione Sovietica gli omosessuali (chiamati “gli uomini azzurri”) erano passibili di galera. L’omosessualità era un vizio borghese. E nell’internazionale degli invertiti, nel jet set omosessuale, i “ragazzi così” – in tal modo si chiamavano fra di loro negli anni Cinquanta e Sessanta – erano di destra per vocazione e portafoglio.
Per loro i giovani proletari erano solo carne da macello, serbatoio inesauribile di “marchette” che si potevano avere a basso costo, sulle orme dei ricchi viaggiatori inglesi e francesi dell’Ottocento e della prima metà del Novecento che scendevano a fare il classico “tour d’Italie” col pretesto di visitare le città d’arte e con lo scopo di raccattare, soprattutto a Napoli e a Palermo, in civiltà di grandi tradizioni ma impoverite, mignons di bell’aspetto e a buon mercato.
Mentre l’erotismo maschile, pur essendo, al fondo, un gioco di annientamento, di autoannientamento e di morte, può essere funzionale, almeno in via teorica, alla fecondazione, quello omosessuale è sterile per definizione. C’è quindi nell’omosessuale, maschio mancato, femmina incompleta, un istinto di morte ancor più marcato che nei suoi colleghi etero. Del resto nell’eros omosex, la merda è, per ovvi motivi, un cult con cui gli adepti trafficano spesso e volentieri, tanto nel concreto che nell’immaginario. E la merda è, quantomeno simbolicamente, lo zero, il nulla («Sei una merda»), è ciò che è stato scartato dal corpo vivo dell’uomo, è materia inerte e inorganica. È morte.
Nota. Vedi Popò.

Orgia

Per molti è un mito, una meta, un sogno proibito. Ha il posto d’onore nei film porno di quart’ordine che si concludono immancabilmente con una grande ammucchiata. In realtà è quanto di più lontano dall’erotismo si possa dare. Come un sole troppo violento uccide i colori e un’abbuffata i sapori, il carnaio dei corpi variamente intrecciati annulla le sfumature e i dettagli che sono invece essenziali al gioco erotico. L’eros ha bisogno di concentrazione e si potrebbe anche dire che si sostànzia nella fissazione, a volte ossessiva, di alcuni particolari. L’orgia invece, nella migliore delle ipotesi, quando non è una triste gozzoviglia di impiegati del catasto convertiti a quella pericolosa fesseria che è la “coppia aperta”, è dispersiva, caotica, panica, sfrenata.
In quanto tale può piacere alle donne (nell’immaginario di molte c’è la fantasia di essere possedute da più uomini contemporaneamente, mentre il viceversa è molto più raro, anche per un fattore banalmente fisiologico oltre che psicologico: la femmina ha tre orifizi, il maschio un cazzo solo). Può piacere quindi alla donna, ma non all’uomo. L’uomo, proprio perché più coinvolto nell’erotismo, ha bisogno, nel rapporto, di filarsi una sua storia, di farsi il suo film, di seguire rituali piuttosto rigidi e ripetitivi che lo portino all’erezione, mentre la donna si abbandona con molta più naturalezza alla propria sessualità.
L’orgia non solo elimina il dettaglio ma anche l’individualità. Nell’ammucchiata tutti i corpi si equivalgono e perdono valore. La fica è, più o meno, uguale in tutte le donne. L’uomo – a meno che non sia della categoria del “purché respirino” – non cerca la fica, spesso anzi gli organi sessuali femminili, se proposti a freddo, lo disgustano. L’uomo vuole una fica collegata a un certo viso, alla delicatezza di un lineamento, alla grazia di un gesto, a un timbro di voce e, insomma, alla personalità di una particolare donna. Ciò che sconvolge l’uomo, che lo eccita fino al parossismo, è andare a scoprire ciò che razionalmente, com’è ovvio, sa, ma che emotivamente rifiuta di credere: che anche quella donna, che per qualche motivo lo ha attratto, fra le gambe ha la fica. Che cioè è un animale. Scrive Cesare Pavese in La luna e i falò: «Pensavo alla faccia di Irene e di Silvia e mi dicevo che anche loro pisciavano». E in un altro passo aggiunge: «La cosa che non mi capacitava, a quei tempi, era che tutte le donne sono fatte in un modo, tutte cercano un uomo. È così che dev’essere, dicevo pensandoci; ma che a tutte, anche le più belle, anche le più signore, gli piacesse una cosa simile mi stupiva». Sì, per quanto possa sembrare strano, l’uomo si stupisce che anche le donne piscino, che anche quelle che lo affascinano abbiano la fica. L’inesausto gioco dell’uomo è di sbucciare la donna per svelare la femmina, per scoprire l’inaudito: che davvero, sotto, ha la fica. E poiché ce l’ha, il gioco finisce sempre con una soddisfazione deludente: la soddisfazione è di averla ridimensionata a femmina, la delusione è che, se ce l’ha, è, in fondo, uguale a tutte le altre. Il motivo del piacere è lo stesso della delusione. È l’eterna “fourchette” in cui si dibatte il maschio.
In ogni caso nell’orgia è eliminato uno degli elementi. fondamentali del gioco: il disvelamento della sessualità, dell’animalità della donna, di tutte le donne che vi partecipano, perché nell’ammucchiata, nel tumulto e nella confusione dei corpi, nella stessa ideologia sottesa a questa pratica, tale disvelamento è scontato, previsto, è un già dato.
Cosa diversa dall’orgia e dall’amore di gruppo è quando in una riunione di più persone un solo soggetto è preso di mira e ricondotto alla sua sessualità (il caso classico è quello dello strip-tease, vedi Nudo, ma naturalmente il gioco può essere anche molto più pesante).
Qui la personalità, i dettagli e la stessa animalità di lei tornano ad avere un valore, vengono anzi enfatizzati dal fatto che sono esposti all’osservazione concentrica di più sguardi, alla curiosità divorante di molti invece che di uno solo.

Mestruazioni

Solo un uomo dagli istinti deviati può scopare con una donna mestruata. Non è l’orrore del sangue “impuro”. C’è anche questo, ma il fatto determinante è che le mestruazioni sono la manifestazione più evidente e visibile che la donna è un essere fecondo, che è esattamente ciò che inquieta l’uomo. Poi, certo, c’è anche l’aspetto estetico: la fica è già orrida di per sé (vedi Fica), pretendere che la si frequenti anche quando piscia sangue, in mezzo al quale c’è quell’entità terrorizzante che è l’ovulo, è un po’ troppo.
Una volta le mestruazioni erano il tabù dei tabù per le donne, la cosa inconfessabile e segreta da tenere ermeticamente nascosta al mondo maschile. Oggi le donne sono molto più disinvolte con le proprie mestruazioni, ne parlano senza inibizioni anche con gli uomini e alle volte arrivano anche a mostrartene le tracce sulle mutandine (a conferma che il pudore – vedi voce – non è femmina, ma una sovrastruttura culturale). In quanto alla pubblicità non fa che proporre pannolini, con le alette e senza alette, con adesivo e senza, così come un’azienda di acque minerali va avanti da anni all’insegna dello slogan, affidato naturalmente a belle ragazze, «si è belli fuori se si è puliti dentro». Ora, va bene essersi liberate dall’ossessione di fatti che sono semplicemente naturali. Ma est modus in rebus. Così è diventato tutto molto spoetizzante e anche deerotizzante. Mestruazioni a parte – che sono comunque intollerabili per il maschio perché affondano le radici nei suoi timori e ribrezzi atavici -, l’uomo è un bambino che prova una irresistibile curiosità per l’oggetto misterioso chiamato donna, gli piace pure vedere come fa la pipì e la popò (anche perché, sotto sotto, non è convinto che le donne, almeno quelle belle, la facciano davvero, vedi Orgia), ma il tutto deve rimanere in un ambito d’eccezione, di effrazione, di proibito, di segreto, di intimità complice. Se viene sbandierato e banalizzato il gioco è bell’e smontato. Se le donne continuano a sbatterci in faccia le loro tette, i loro culi, le loro pipì e persino i loro pannolini, non possono poi pretendere che ci venga anche duro.
Nota. Su Internet si può trovare una rivista, «Bleed», fatta da donne e rivolta alle donne, interamente dedicata alle mestruazioni. Il suo logo, se così si può chiamare, è costituito da tante goccioline di sangue in movimento.

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