Articoli marcati con tag ‘pudore’

Mestruazioni

Solo un uomo dagli istinti deviati può scopare con una donna mestruata. Non è l’orrore del sangue “impuro”. C’è anche questo, ma il fatto determinante è che le mestruazioni sono la manifestazione più evidente e visibile che la donna è un essere fecondo, che è esattamente ciò che inquieta l’uomo. Poi, certo, c’è anche l’aspetto estetico: la fica è già orrida di per sé (vedi Fica), pretendere che la si frequenti anche quando piscia sangue, in mezzo al quale c’è quell’entità terrorizzante che è l’ovulo, è un po’ troppo.
Una volta le mestruazioni erano il tabù dei tabù per le donne, la cosa inconfessabile e segreta da tenere ermeticamente nascosta al mondo maschile. Oggi le donne sono molto più disinvolte con le proprie mestruazioni, ne parlano senza inibizioni anche con gli uomini e alle volte arrivano anche a mostrartene le tracce sulle mutandine (a conferma che il pudore – vedi voce – non è femmina, ma una sovrastruttura culturale). In quanto alla pubblicità non fa che proporre pannolini, con le alette e senza alette, con adesivo e senza, così come un’azienda di acque minerali va avanti da anni all’insegna dello slogan, affidato naturalmente a belle ragazze, «si è belli fuori se si è puliti dentro». Ora, va bene essersi liberate dall’ossessione di fatti che sono semplicemente naturali. Ma est modus in rebus. Così è diventato tutto molto spoetizzante e anche deerotizzante. Mestruazioni a parte – che sono comunque intollerabili per il maschio perché affondano le radici nei suoi timori e ribrezzi atavici -, l’uomo è un bambino che prova una irresistibile curiosità per l’oggetto misterioso chiamato donna, gli piace pure vedere come fa la pipì e la popò (anche perché, sotto sotto, non è convinto che le donne, almeno quelle belle, la facciano davvero, vedi Orgia), ma il tutto deve rimanere in un ambito d’eccezione, di effrazione, di proibito, di segreto, di intimità complice. Se viene sbandierato e banalizzato il gioco è bell’e smontato. Se le donne continuano a sbatterci in faccia le loro tette, i loro culi, le loro pipì e persino i loro pannolini, non possono poi pretendere che ci venga anche duro.
Nota. Su Internet si può trovare una rivista, «Bleed», fatta da donne e rivolta alle donne, interamente dedicata alle mestruazioni. Il suo logo, se così si può chiamare, è costituito da tante goccioline di sangue in movimento.

Pudore

La femmina, di suo, non è pudica (semmai lo è molto di più l’uomo). È, al contrario, esibizionista.
L’osservazione dei bambini in età prescolare, che non sono ancora snaturati dall’educazione e dalla mediazione culturale, ne è una dimostrazione, se così si può dire, allo stato puro: è lei che gli sbottona i calzoncini e gli tira fuori il pisello, che gli dice «ti faccio vedere la mia se mi fai vedere il tuo», che ci tiene molto che lui la guardi mentre fa la cacca. Peraltro, se approfondiamo un po’ la questione, vediamo che il pudore non riguarda tanto la nudità in se stessa – che è un fatto naturale, Adamo ed Eva erano nudi nell’Eden – ma le convenzioni sociali. Anche se è la sua prima esperienza in tal senso una donna può stare senza alcun imbarazzo in un campo di nudisti, mentre morirebbe di vergogna se in un salotto le mutandine le cadessero ai piedi. Pudore non è altro che il nome che noi diamo alla serie di divieti che circondano il comportamento latu sensu sessuale della donna.
Pudica quindi non è la femmina, può esserlo solo la donna, cioè la sovrastruttura culturale che le si è sovrapposta o che, per dir meglio, le è stata imposta. Ci sono voluti infatti migliaia di anni di repressione e di martellamento da parte dell’uomo per creare il pudore femminile, cioè per fare della femmina una donna. E allora la vergogna, i rossori, i ritegni sono entrati a far parte del gioco erotico. Violare il suo pudore, questo era il succo.
Oggi molto meno. Se si eccettuano infatti i casi di un forte imprinting cattolico (vedi Chiesa) o di altre circostanze particolari, nella società contemporanea il pudore sessuale gioca un ruolo marginale. La cultura  dei nostri tempi – e la moda, nonostante i recenti tentativi di ridarsi una modestia, ne è l’emblema – vuole una donna liberata, disinibita, trasgressiva, aggressiva. E lei, in buona sostanza, lo è diventata o ridiventata. Ciò complica i rapporti fra i sessi (il tabù del pudore, come ogni tabù, non era posto a vanvera, vedi Tabù). La  donna disinibita respinge l’uomo per tre buoni motivi. Perché, come abbiamo già detto (vedi Molestie sessuali), l’uomo ha bisogno, per ragioni biologiche, d’esser lui a prendere l’iniziativa. Perché l’aggressività sessuale della donna rende evidente all’uomo di essere usato, di essere solo uno strumento e non, come ha bisogno di illudersi, il protagonista della vicenda (vedi Atto sessuale). Vero o simulato che fosse, il pudore era il velo tenero che nascondeva al maschio, come al fuco l’inebriante volo dietro l’Ape Regina, il suo destino di soccombente.
In terzo luogo si tratta, banalmente, di una questione di mercato. Una cosa è tanto più desiderabile quanto più si nega e si rende preziosa. Una donna troppo disponibile perde valore erotico anche se ne acquista uno sessuale. Il caso estremo è la prostituta che è antierotica per definizione anche se soddisfa un bisogno sessuale.
All’altra estremità del pendolo, lo stupro dà un’eccitazione folle quanto criminale, proprio perché è perpetrato contro la volontà e la disponibilità di lei, è l’oltraggio massimo alla sua persona. Che il pudore sia anche una questione di mercato lo conferma il fatto che la donna lo ha usato spesso, per non dir quasi sempre, in modo strumentale, per rendersi attraente agli occhi dell’uomo.
Era un falso pudore. Ma nel teatrino erotico la rappresentazione vale la realtà.
Sparito il pudore femminile, almeno come categoria generale, la violazione e la trasgressione, essenziali all’erotismo, si sono spostate più avanti e più in profondità. Oggi la donna ha preso piena coscienza della propria dignità di persona (anche se ha perso, o quasi, quella della propria funzione di femmina e di madre) e vuole essere valutata e rispettata come tale. Il gioco erotico quindi non è più violare un pudore che non c’è, ma è sconciare questa dignità, abbassare l’autostìma di lei, con qualche scherzetto sessuale sudicio. Del resto la degradazione della donna a femmina, che resta la sostanza del movimento erotico, è molto più evidente e violenta oggi che ad un’alta stima della donna si accompagna una bassa stima della femmina, che fra le due figure sembra essersi creata una distanza abissale, di quando donna e femmina quasi coincidevano. Il gioco  si è fatto quindi molto più pesante e forse non è più nemmeno un gioco. Il pendolo si è progressivamente  spostato dal piano naturale verso quello sociale. Molto più di ieri il sesso è diventato, dall’una e dall’altra  parte, uno strumento di potere, un mezzo invece che un fine. E la lotta fra i sessi si è fatta davvero mortale.

Nudo (Il)

Che il nudo non sia erotico è un fatto.
Perché la natura non è erotica. Un bel cielo, un paesaggio, un orrido, ci possono commuovere ma non ci eccitano. Lo sapeva già il buon Dio che creò l’uomo e la donna senza peccato e li mise perciò nudi in quel luogo mortalmente noioso che doveva essere il Paradiso Terrestre. L’erotismo nasce con la foglia di fico. Cioè col vestito. Che il nudo non inviti a peccare è ben presente a quei grandissimi psicologici e conoscitori dell’animo umano che sono i preti. Scriveva agli inizi del Seicento Fra Bartolomeo de las Casas, che fu il primo vescovo dell’America ancora indiana: «Vi è anche un altro argomento della temperanza di questa gente circa gli atti venerei, e cioè il loro andar scalzi, e anche più se vanno del tutto nudi, perché questo scaccia il desiderio e smorza l’inclinazione a quel vizio…» Ma anche senza ricorrere alla sapienza di Santa Madre (vedi Chiesa), è esperienza comune, di chiunque sia stato almeno una volta in un campo di nudisti, che  l’eccitazione arriva la sera, quando le ragazze si rivestono.
Il nudo dunque non è erotico per natura. Ma ci sono anche altre ragioni, culturali e psicologiche. Il nudo toglie il mistero e il piacere della scoperta. L’uomo vuole vedere quello che c’è sotto, ma perché questo sia possibile bisogna che esista un sopra. Quello verso il nudo è un viaggio. E tutti sappiamo che i momenti più eccitanti di un viaggio sono l’attesa, la preparazione, la partenza, il percorso. La meta è immancabilmente deludente.
Perché la realtà non può nulla contro la fantasia. Il nudo accorcia brutalmente le tappe, tarpa le ali all’immaginazione, elimina il viaggio, lascia solo la meta. E se all’uomo togliete il viaggio, il gusto della scoperta, il mistero da svelare, è perduto. Come un bambino cui diciate subito la verità invece di raccontargli una fiaba.
E l’uomo è un bambino anche da adulto, mentre la donna è adulta anche da bambina. La donna vive la realtà, l’uomo il sogno, ha bisogno sempre di andar oltre (o sotto, visto che parliamo di vestiti). È Ulisse che oltrepassa le colonne d’Ercole, Penelope resta a casa a tessere la tela.
Quindi anche nella questione del nudo l’atteggiamento dei due sessi è molto diverso. Mentre il maschio prova un’attrazione morbosa, mista a timore sacrale, per il corpo nudo della donna, tanto che, per aumentare il proprio piacere, vuole arrivarci a tappe, per gradi, delibandolo poco a poco, lentamente, come si spillano le carte del poker, nella donna la curiosità per il nudo maschile è relativa e per lo più circoscritta agli organi sessuali di cui le interessa l’efficienza. Non si sono mai viste ragazze adolescenti tappezzare di fori le cabine e guardare dal buco della serratura per spiare i loro coetanei nudi. Alla donna piace essere guardata, molto più che guardare (vedi Voyeur). Lo strip-tease è un gioco per maschi. E se negli ultimi anni si è affermato, sia pur marginalmente, anche uno strip degli uomini è perché la donna si è appiattita sullo stereotipo maschile.
Inoltre c’è un altro elemento per cui lo strip-tease è estraneo all’interesse della donna. Nel guardare, interamente vestiti e in gruppo, una ragazza che si spoglia e si leva lentamente tutti i simboli della sua  individualità e del suo status di persona, gioca l’eterno bisogno dell’uomo di oggettivare, umiliare, ridicolizzare la donna. E non c’è dubbio che la posizione di chi si mette progressivamente nudo davanti ad  altri vestiti, sia ridicola perché, soprattutto se la cosa non avviene in un locale pubblico a ciò deputato ma in una casa privata, c’è un contrasto, una incongruità, una condizione di inferiorità, una perdita di rispettabilità, ci sono cioè tutti gli elementi del ridicolo (vedi Riso).
Un uomo si eccita a vedere una donna che dà di sé questo degradante spettacolo. Invece la donna non ha alcun interesse a trovarsi davanti un maschio ridicolizzato e degradato, lo vuole anzi forte, importante, virile per poterselo meglio godere e spolpare a letto, quando si gioca la vera partita. Il sadismo della donna è molto meno elementare, più nascosto, più sottile, più profondo, interviene in seconda battuta. In più, sotto il profilo del ridicolo, c’è una differenza sostanziale fra i genitali femminili e quelli maschili: la fica fa ribrezzo ma, proprio per questo, è tutt’altro che ridicola (nello strip ridicola non è la nudità in sé della donna ma la  situazione in cui viene esibita), il pene floscio, molle, pendulo, inoffensivo e i testicoli cascanti suscitano invece un’istintiva ilarità (non a caso nello strip maschile lui conserva comunque un minuscolo perizoma, non per pudore, non per limiti di censura – la fica è infinitamente più oscena – ma per evitare il grottesco). Se quindi lo strip femminile eccita l’uomo, anche al di là dell’aspetto voyeuristico, perché umilia e ridicolizza colei che lo fa, quello maschile deprime, per gli stessi motivi, l’eros della donna.
La donna, semmai, si eccita a vedere ridicolizzata e umiliata, davanti agli uomini, un’altra donna, l’eterna rivale. Per questo può capitare abbastanza di frequente di vedere donne che assistono, insieme ai loro partner, allo strip-tease. Piace alla donna, protetta dalle sue sagge vesti, poter guardare, osservare, scrutare, ispezionare, criticare il corpo nudo e indifeso di un’altra donna.
Inoltre può attuare un transfert, traslocando i desideri maschili, che sente puntati sulla spogliarellista, su di sé ma senza compromettersi e senza esporsi. Il recente fenomeno delle “cubiste”, che si esibiscono in locali pubblici frequentati sia da uomini che da donne, e che vengono chiamate anche in feste private, ha fra le sue motivazioni, oltre al consueto voyeurismo dell’uomo, anche il sadismo della donna sulla donna e i piaceri trasversali che essa ne può ricavare.
Il tema dello strip-tease ci ricollega alle ragioni più profonde per cui il nudo femminile non è erotico. Se, seguendo Bataille, l’essenza dell’erotismo è la profanazione della donna, la sua riduzione a femmina, ad animale (vedi Atto sessuale), questo può avvenire solo attraverso un processo, un passaggio da un grado superiore, la donna vestita, ad uno inferiore, la femmina nuda. La svestizione è questo processo, gli indumenti che cadono e quelli che restano su ne sono le indispensabili tappe e, insieme, ciò che consente di rimarcare e rendere sensibile la degradazione (vedi Mutandine). Una donna già nuda non può essere degradata. È solo una femmina nuda, un animale. E non si può profanare un animale, si può profanare solo un uomo. Cioè una donna vestita.
Se poi l’abbigliamento di lei denuncia l’appartenenza di classe, la profanazione e il piacere si allargano all’intera classe cui la donna appartiene, uomini compresi.
L’altra condizione perché ci sia la profanazione è che sia percepìta come tale non solo da lui ma anche da lei.
E qui entrano in gioco le categorie fondamentali del pudore e della vergogna (vedi Pudore). Tanto più tali elementi, veri o simulati, sono presenti nella donna, tanto maggiore è il sacrilegio. Il vestito è il segnale che lei accetta le convenzioni del pudore e della vergogna. Il nudo invece è spudorato e svergognato.
Infine c’è un’ultima ragione per cui il nudo non è sexy. Se infatti a lui impedisce l’esplorazione e la scoperta, a lei preclude il gioco della seduzione. Una donna nuda è come la pallina della roulette quando si è già posata sul numero. I giochi sono fatti. Rien ne va plus.
Nuda lei non ha alcun margine: non può allungarsi pudicamente il vestito sulle ginocchia, lisciarselo, tirar su una spallina caduta, baloccarsi con la collana, speculare sulla scollatura, sull’accavallarsi delle gambe sotto la gonna, sul “ti vedo e non ti vedo”, non può insomma accennare nessuno di quei gesti, di quegli “attuzzi e moine”, che fan parte da sempre del gioco dello charme.
Una donna nuda e cruda come una bistecca può piacere solo agli affamati.

Cerca nel sito
Archivio
Immagine casuale
110
Torna su